Personal branding è una di quelle espressioni che significano tutto e niente. Nella pratica si riduce a una domanda sola: quando qualcuno in target ha il problema che tu risolvi, il tuo nome è fra quelli che gli vengono in mente?
Il Personal Branding Canvas mette in fila il percorso che porta a quel risultato: chi vuoi che ti legga, di che cosa vuoi essere il riferimento, come si presenta il tuo profilo, che rete costruisci, che cosa pubblichi e come coltivi le relazioni che ne nascono.
Il filo che tiene insieme i sette blocchi è il Know · Like · Trust: i primi tre ti fanno trovare, i tre centrali ti fanno seguire, l’ultimo ti fa scegliere.
Per chi è questo Canvas (e per chi non lo è)
Il Canvas si rivolge a chi vende sé stesso prima di vendere un prodotto:
- Il consulente o il libero professionista che vuole essere cercato per un tema preciso.
- Il manager che vuole essere riconosciuto nel proprio settore, dentro e fuori l’azienda.
- Chi è su LinkedIn da anni e ha la sensazione di investire tempo senza risultati misurabili.
Non è il Canvas giusto se cerchi un metodo per trovare lavoro: la logica è simile ma gli strumenti sono altri.
I nove blocchi
Il modello si articola in sette blocchi numerati, più le due fasce in fondo che trasformano lo schema in un’abitudine e in una misurazione.
- Identifica le tue Reader Personas. Chi vuoi che ti legga, che non coincide sempre con chi compra: spesso è chi ti segnala, o chi porta il tuo nome in una riunione dove tu non sei.
- Definisci il tuo posizionamento. Una riga sola, con il test che la valida: nessuno dei tuoi pari deve poterla firmare identica.
- Ottimizza il Profilo: il metodo 5C. Completezza, chiarezza, credibilità, catchy e customer-centric applicate a tutte e nove le sezioni chiave.
- Costruisci il network. Il blocco più lungo: il network come definizione operativa del pubblico — chi invitare, come invitare, cosa seguire e quando ripulire.
- Scegli i tuoi Content Pillar. Autorevolezza circa metà, poi affinità, prova e domanda: sono le proporzioni a decidere se il profilo attrae o stanca.
- Produci: dal commento alla newsletter. Cinque formati con cinque compiti diversi: il commento ti fa notare, il post dà ritmo, l’articolo resta, la newsletter costruisce un pubblico che ti aspetta.
- Coltiva la relazione. Le decisioni maturano nei commenti e nelle conversazioni private, non nel feed. È il blocco che chiude il cerchio.
- Azioni: la routine settimanale. Sei verbi che descrivono il lavoro ricorrente, quello che va fatto ogni settimana perché il modello produca qualcosa.
- Risultati: metriche e KPI. Le domande da porsi sui quattro stadi — awareness, consideration, conversion, advocacy — formulate come domande e non come soglie.
La routine e le metriche
In fondo al Canvas ci sono due fasce. La prima è la routine: sei verbi che dicono che cosa fare ogni settimana, perché un modello che resta sul foglio non serve a niente.
- Audit: guarda chi ti ha visualizzato e da quale contenuto è arrivato
- Build: aggiorna una sezione del profilo al mese
- Connect: dieci richieste mirate a settimana, sempre con nota
- Publish: due o tre contenuti a settimana sui tuoi temi guida
- Engage: quindici minuti al giorno nei commenti di chi vuoi raggiungere
- Measure: impression sui temi guida, visite al profilo, conversazioni aperte
La seconda fascia sono le metriche, organizzate sui quattro stadi del percorso. Sono formulate come domande di proposito: una soglia buona per un’azienda è pessima per un’altra, una domanda ben posta vale per entrambe.
- Awareness: quante persone in target ti leggono? Le impression crescono sui tuoi temi guida?
- Consideration: quante visite al profilo dopo un contenuto? Chi ti visualizza è il pubblico giusto?
- Conversion: quante conversazioni private, call e richieste nascono dai contenuti?
- Advocacy: quante persone ti citano o ti segnalano senza che tu lo chieda?
L'autore
Leonardo Bellini è fondatore di LinkedInForBusiness.it e di DML – Digital Marketing Lab Srl, con sede a Milano. LinkedIn Strategist, trainer e consulente, lavora da oltre vent’anni nel marketing digitale e insegna Social Media Marketing allo IULM, all’Università Cattolica del Sacro Cuore, al Politecnico di Milano e all’Università di Udine.
Ha pubblicato quattro libri su LinkedIn con Dario Flaccovio Editore e accompagna aziende e professionisti nella costruzione della loro presenza su LinkedIn dal 2013. I Canvas nascono dai progetti seguiti in questi anni e sono distribuiti con licenza Creative Commons.
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