Personal Branding Training

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Il percorso

La reputazione della tua azienda dipende da molti fattori, e solo in parte da te. La tua autorevolezza personale, invece, la costruisci e la governi tu — ed è un asset che ti accompagna ovunque, anche quando cambi ruolo o azienda.

Questo percorso serve a costruirla con metodo. Non è un corso d’aula da mezza giornata: è un coaching individuale in sei sessioni, disponibile in due versioni: sei moduli online da un’ora ciascuno oppure una giornata in presenza di sette ore. Tra un incontro e l’altro c’è lavoro tuo, con revisione dei materiali prima della sessione successiva. Si lavora sul tuo profilo, sui tuoi temi, sui tuoi contenuti.

L’obiettivo non è avere un profilo più bello. È diventare riconoscibile su un tema: un punto di vista che il mercato associa al tuo nome, sostenuto da una presenza costante e sostenibile nel tempo.

Che cosa otterrai

  • Un posizionamento chiaro su un tema attuale e ad alto valore, costruito sulla tua esperienza reale e non su una posa.
  • Un profilo che lavora per te: headline, sezione Informazioni ed esperienze coerenti con la voce che vuoi avere — un profilo che parla di un tema, non solo di un ruolo.
  • Una rete che conta: le relazioni giuste con peer, giornalisti, esperti e decisori, coltivate con un criterio invece che a caso.
  • Un piano editoriale sostenibile: i tuoi pilastri di contenuto, i formati ricorrenti e un sistema per pubblicare con metodo, senza dipendere dall’ispirazione.
  • La padronanza dei formati — caroselli, immagini, infografiche, video — e degli strumenti di AI generativa per produrli con qualità e in meno tempo.
  • Le metriche che contano e una routine che regge nel tempo, anche nelle settimane in cui hai poco tempo.

A chi è rivolto

È un percorso individuale, pensato per chi ha già una storia professionale solida alle spalle e vuole trasformarla in una voce riconoscibile:

  • Manager e dirigenti che vogliono costruire un’autorevolezza propria, indipendente dal ruolo che ricoprono oggi.
  • Professionisti della comunicazione e consulenti che hanno passato anni a costruire la reputazione di altri e ora vogliono costruire la propria.
  • Liberi professionisti e imprenditori che vogliono farsi trovare per un tema preciso, non per un elenco di servizi.
  • Chi sta preparando un passaggio — un nuovo ruolo, un’attività in proprio, un cambio di posizionamento — e vuole arrivarci con una presenza già costruita.

Non serve saper già usare l’intelligenza artificiale, né avere un profilo curato: si parte da dove sei. Serve avere qualcosa da dire — e in genere chi ha alle spalle vent’anni di mestiere ce l’ha, solo non l’ha mai messo in parole.

Prima di cominciare: il questionario preliminare

Il percorso non parte dalla prima sessione: parte da un questionario preliminare che compili prima del kickoff. Serve a fotografare il punto di partenza e a tarare tutto il resto — senza, la prima sessione se ne andrebbe a raccogliere informazioni invece che a lavorare.

Sono domande aperte, organizzate in sette aree. Alcune sono facili, altre — quelle sulla differenziazione — sono volutamente scomode: è lì che di solito si capisce dove sta il lavoro da fare.

  • Obiettivi. Che cosa vuoi ottenere da LinkedIn — autorevolezza, contatti qualificati, partner, talenti, visibilità per la tua azienda — e soprattutto come lo misureresti. Un obiettivo senza un modo per accorgersi che sta arrivando resta un desiderio.
  • Pubblico. Chi vuoi attirare sul tuo profilo, descritto per ruolo, seniority, settore, area geografica e dimensione dell’azienda. È il passaggio che rende concreto tutto il resto.
  • Ruolo ed expertise. Che cosa fai davvero oggi e in quali ambiti ti senti più competente.
  • Valori e differenziazione. La tua mission professionale, se ce l’hai, e che cosa ti rende diverso dagli altri nel tuo settore.
  • Competenze. Le tre-cinque che vuoi mettere in evidenza, e quelle che vorresti comunicare meglio.
  • Esperienze e credibilità. I progetti e i risultati che dimostrano quello che dici — le prove, non le affermazioni.
  • Macro-temi, comunicazione e stile. I tre-cinque temi che potrebbero diventare i pilastri del tuo piano editoriale, il tono di voce che senti tuo e il messaggio di fondo che vuoi trasmettere.

Le risposte non restano un esercizio: diventano il materiale con cui costruiamo il posizionamento nella prima sessione e il piano editoriale nella quarta.

Le sei sessioni

Sessione Il tema Con che cosa esci
1 Assessment e posizionamento Il tuo posizionamento in una frase e i temi che presidierai
2 Revisione e ottimizzazione del profilo Headline, Informazioni ed esperienze riscritte
3 Analisi e sviluppo del network La mappa delle relazioni che contano e come coltivarle
4 Piano editoriale e formati I pilastri di contenuto, i format ricorrenti e il calendario
5 AI generativa e strumenti pratici I tuoi prompt, il documento di contesto e i flussi di lavoro
6 Metriche e LinkedIn routine Il cruscotto delle metriche e la routine settimanale

1. Assessment e posizionamento

Si parte dalle risposte del questionario e dalla fotografia del profilo attuale. La domanda a cui rispondiamo insieme è una sola, ed è la più difficile del percorso: per che cosa vuoi essere riconosciuto? Non che lavoro fai — per che cosa vali.

Il posizionamento nasce dall’incrocio di tre cose: quello che sai fare meglio, quello che il tuo pubblico cerca, e quello di cui gli altri nel tuo campo parlano poco o male. È quest’ultimo incrocio che crea lo spazio. Da qui usciamo con un angolo dichiarato — un tema, non cinque — e con i due o tre filoni che lo sostengono.

Tra una sessione e l’altra: metti per iscritto il tuo posizionamento in una frase e provi a raccontarlo a due o tre persone di cui ti fidi. Se devi spiegarlo due volte, non è ancora chiaro.

2. Revisione e ottimizzazione del profilo

Il profilo viene riscritto con il Framework 5C, il modello con cui analizziamo la vetrina professionale lungo cinque dimensioni: completezza (tutte le sezioni che contano sono compilate), chiarezza (headline e Informazioni si capiscono in pochi secondi), coerenza (competenze, esperienze e racconto dicono la stessa cosa), centratura sul cliente (il profilo parla al destinatario, non all’ego di chi lo ha scritto) e credibilità (referenze, casi, prove).

In concreto lavoriamo su headline e sezione Informazioni — che devono parlare di un tema e non solo di un ruolo — sulla riscrittura delle esperienze per risultati invece che per mansioni, sulla sezione In primo piano e sulle referenze da sollecitare.

Tra una sessione e l’altra: applichi le riscritture e mi mandi il profilo aggiornato; ricevi un feedback puntuale prima dell’incontro successivo.

3. Analisi e sviluppo del network

Un profilo eccellente dentro una rete costruita a caso non produce niente, perché su LinkedIn ciò che pubblichi viene mostrato in prima battuta ai tuoi collegamenti. Analizziamo com’è fatta oggi la tua rete — per ruolo, settore, area — e chi manca rispetto agli obiettivi che hai dichiarato nel questionario.

Poi definiamo come farli entrare: prima presenza nelle conversazioni che contano, poi il collegamento. E come coltivare le relazioni di valore con peer, giornalisti, esperti e decisori — che per chi viene dalla comunicazione è spesso il terreno più familiare, ma quasi mai gestito con metodo.

Tra una sessione e l’altra: costruisci la tua lista di persone da avvicinare e cominci dai commenti, che è il modo più veloce per farsi conoscere da chi non ti conosce.

4. Piano editoriale e formati

Qui si risolve la domanda che ferma tutti: cosa pubblico questa settimana? Definiamo i pilastri di contenuto — poche famiglie di contenuti, ciascuna con un obiettivo diverso — e i format ricorrenti che diventano riconoscibili, quelli che chi ti segue impara ad aspettarsi.

Costruiamo il calendario su un ritmo che regge davvero: meglio un contenuto a settimana per un anno che quattro a settimana per un mese. E lavoriamo sui criteri di un buon contenuto: l’apertura che dà un motivo per continuare, l’esempio concreto, la chiusura che lascia una porta aperta invece di chiudere con un punto fermo.

Tra una sessione e l’altra: scrivi i primi contenuti e li rivediamo insieme prima che escano.

5. AI generativa e strumenti pratici

La sessione più operativa. Vediamo dove l’intelligenza artificiale ti fa risparmiare tempo davvero e dove invece conviene restare tu: l’AI serve a partire — trasformare tre righe di appunti o una nota vocale in una traccia, trovare tre aperture diverse, accorciare un testo troppo lungo — non a consegnare.

Costruiamo insieme il tuo documento di contesto — posizionamento, casi, esempi, modo di scrivere — che è ciò che impedisce ai modelli di restituirti testi generici, e ti lascio la raccolta di prompt per ciascun passaggio. Lavoriamo anche sui formati visivi: caroselli, immagini, infografiche, video brevi e immagini multiple, con gli strumenti per produrli in tempi ragionevoli.

Il confine lo dichiariamo subito: l’AI prepara, analizza e accelera. Non firma. L’ultima revisione è sempre tua, ed è anche la scelta più prudente rispetto agli obblighi europei di trasparenza sui contenuti generati. Niente automatismi di pubblicazione, invito o messaggistica: violano le condizioni d’uso di LinkedIn e mettono a rischio il tuo account.

Tra una sessione e l’altra: produci un contenuto usando il flusso di lavoro completo, dalla traccia al visual.

6. Metriche e LinkedIn routine

Chiudiamo con le due cose che decidono se tutto il resto durerà. Le metriche che contano davvero: non i like, ma chi ti legge (i ruoli giusti o soltanto i colleghi), quali temi generano conversazioni, come cresce la rete nella direzione che ti interessa e quante richieste arrivano senza che tu le abbia sollecitate.

E la routine: che cosa fai ogni giorno, che cosa ogni settimana, che cosa una volta al mese. Costruita sul tempo che hai davvero, non su quello che vorresti avere — perché è esattamente il punto in cui la maggior parte dei percorsi si spegne, tre settimane dopo la fine.

Dopo l’ultima sessione: resti con il piano, i prompt, il cruscotto e la routine. Il percorso finisce, il sistema no.

Come lavoriamo

  • Sei sessioni individuali dedicate ai sei ambiti: online, un modulo da un’ora ciascuna, oppure in presenza in un’unica giornata da sette ore, con esercizi tra un incontro e l’altro.
  • Revisione asincrona inclusa: feedback puntuale su profilo, bozze di post e piano editoriale tra una sessione e la successiva. È la parte che fa la differenza tra un corso e un coaching.
  • Ritmo flessibile: nella versione online le sei sessioni si distribuiscono in genere su sei-otto settimane, adattandosi ai tuoi impegni.
  • Materiali inclusi: framework, template, checklist, la libreria di prompt e gli strumenti di AI generativa che usiamo insieme.

Benefici e risultati attesi

Il primo risultato è il più difficile da ottenere da soli: smettere di essere generico. Chi arriva sul tuo profilo capisce in pochi secondi di che cosa ti occupi, per chi e con quale punto di vista — e questo cambia il tipo di conversazioni che ricevi, non solo il numero.

Il secondo è la continuità. Pubblicare smette di essere un problema da risolvere ogni volta da capo, perché hai i temi, i format e un metodo per produrli. È la differenza tra una presenza che si accende a settembre e si spegne a ottobre e una che resta.

Il terzo è il tempo recuperato. Le attività che facevano saltare la routine — trovare l’idea, scrivere la prima versione, preparare il visual — con i flussi di lavoro giusti passano da ore a minuti, e la qualità resta sotto controllo perché la revisione umana rimane un passaggio obbligato.

E poi c’è quello che conta di più, e che si vede più avanti: un asset che ti accompagna ovunque. L’autorevolezza costruita sul tuo nome non dipende dall’azienda in cui lavori oggi. Il segnale che il lavoro sta funzionando arriva quasi sempre nello stesso modo: un invito a parlare, la richiesta di un giornalista, un messaggio di qualcuno che ha letto una cosa che hai scritto.

Il docente

Leonardo Bellini si occupa di internet e comunicazione dal 1994, e di LinkedIn in modo esclusivo dal 2015: strategia, personal branding e social selling per il B2B. Ingegnere elettronico, con un Executive MBA conseguito al MIP — la Business School del Politecnico di Milano — ha lavorato quindici anni in aziende del settore internet e telecomunicazioni (Italtel, Omnitel, Vodafone, Matrix, Telecom Italia) occupandosi di marketing, sviluppo prodotti e business development.

Nel 2011 ha fondato DML — Digital Marketing Lab, affiancando all’attività di imprenditore quella di docente. Dal 2018 è professore a contratto all’Università Cattolica del Sacro Cuore, dove insegna nel Master in Comunicazione, Digital Marketing e Pubblicità Interattiva; dal 2011 insegna nei master di IULM, LUISS e UPA e nelle università di Milano Bicocca e Udine.

Ha pubblicato oltre dieci libri su marketing digitale, social media e comunicazione online per editori come Hoepli, Bancaria Editrice e Dario Flaccovio; gli ultimi quattro sono dedicati a LinkedIn per il business, dal social selling al personal branding fino alla pubblicità. Ha condotto percorsi di formazione e coaching per manager e team di ENI, KPMG, Unipol, SACMI, 3M Italia, Roche Italia, Heineken e Legrand.

Metodo, non improvvisazione: i framework che usiamo nel percorso — a partire dal Framework 5C per il profilo — sono testati su percorsi enterprise e sulle consulenze individuali, non costruiti per l’occasione.

Durata e modalità

Durata: sei moduli online da un’ora ciascuno, distribuiti in genere su sei-otto settimane, oppure una giornata in presenza di sette ore.

Modalità: due versioni a scelta — sei moduli online da un’ora ciascuno, in diretta, con revisione asincrona dei materiali tra una sessione e l’altra, oppure in presenza, in una giornata di sette ore. Serve un computer e un profilo LinkedIn attivo: si lavora sul tuo profilo reale fin dalla seconda sessione.

Prima di partire: il questionario preliminare, che compili prima del kickoff e che serve a tarare l’intero percorso sui tuoi obiettivi.

Per le aziende: lo stesso percorso può essere attivato su più manager, con un assessment iniziale sul gruppo per capire su chi conviene investire per primo. In quel caso vale il principio che applichiamo sempre: ogni persona riceve il proprio report, l’azienda riceve solo la vista aggregata.

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