Employee Advocacy Canvas 2026

La rete delle persone che lavorano in azienda è molte volte più ampia di quella della Pagina aziendale, e i loro contenuti vengono letti da chi la Pagina non raggiunge. Questo lo sanno tutti. Il problema è che i programmi di advocacy partono con entusiasmo e si spengono in tre mesi.

L’Employee Advocacy Canvas serve a evitarlo. Mette in fila i sette passaggi che separano un programma da una campagna: obiettivi su due binari, una policy che abilita invece di bloccare, un gruppo pilota volontario, una content library che risolve il problema della pagina bianca, un lancio operativo, la misurazione e la scala.

È il modello che ho ricavato dai programmi che ho seguito e dall’articolo sui sei step già pubblicato qui sul sito, con un settimo blocco aggiunto: quello che porta il programma dal pilota al resto dell’azienda.

Per chi è questo Canvas (e per chi non lo è)

Il Canvas è pensato per chi deve far partire un programma e poi difenderlo:

  • Il responsabile comunicazione o marketing che vuole ampliare la portata senza aumentare la spesa pubblicitaria.
  • La direzione Risorse Umane che cerca un modo credibile di raccontare l’azienda dall’interno.
  • Il sales manager che vuole che il proprio team sia riconoscibile prima della chiamata.

Non è il Canvas giusto se cerchi uno strumento per far ricondividere ai dipendenti i post aziendali: quello genera l’effetto eco che LinkedIn e i lettori penalizzano, ed è esattamente ciò che il modello serve a evitare.

I nove blocchi

Il modello si articola in sette blocchi numerati, più le due fasce in fondo che trasformano lo schema in un’abitudine e in una misurazione.

  1. Definisci obiettivi e KPI. Il doppio binario: un obiettivo di business e uno per le persone. Se manca il secondo il programma muore, se manca il primo non viene rifinanziato.
  2. Scrivi la Policy: regole che abilitano. La policy in una pagina, con il crisis playbook. Non serve a controllare: serve a togliere l’ansia di sbagliare.
  3. Seleziona e prepara gli advocate. Il framework V.I.B.E. per leggere il potenziale del team e il gruppo pilota da otto a dodici persone, sempre volontario.
  4. Costruisci la content library. Il blocco più lungo, perché il freno numero uno non è la pigrizia ma la pagina bianca: materia prima da personalizzare, non testi da copiare, con la regola 80/20.
  5. Lancia con il kick-off. Il kick-off come mezza giornata operativa e non come riunione informativa, con il primo post scritto in aula.
  6. Misura su tre livelli. Attivazione, engagement e business: la dashboard va accesa il primo giorno, perché un programma che non dimostra il ritorno non arriva al secondo anno.
  7. Scala per cerchi concentrici. La differenza fra il re-assessment a novanta giorni e la baseline è il ROI da portare al vertice. Solo dopo si allarga, una funzione alla volta.
  8. Azioni: la Employee Advocacy Routine. Sei verbi che descrivono il lavoro ricorrente, quello che va fatto ogni settimana perché il modello produca qualcosa.
  9. Risultati: metriche e KPI. Le domande da porsi sui quattro stadi — awareness, consideration, conversion, advocacy — formulate come domande e non come soglie.

La routine e le metriche

In fondo al Canvas ci sono due fasce. La prima è la routine: sei verbi che dicono che cosa fare ogni settimana, perché un modello che resta sul foglio non serve a niente.

  • Audit: fotografa profili e attività del team, fissa la baseline
  • Equip: rifornisci la content library, una volta a settimana
  • Educate: micro-formazione continua, quindici minuti a settimana
  • Engage: il team commenta e amplifica, non solo ricondivide
  • Recognise: dai visibilità interna a chi partecipa: è il carburante
  • Measure: aggiorna la dashboard e confronta con la baseline

La seconda fascia sono le metriche, organizzate sui quattro stadi del percorso. Sono formulate come domande di proposito: una soglia buona per un’azienda è pessima per un’altra, una domanda ben posta vale per entrambe.

  • Awareness: quanta reach genera il team rispetto alla Pagina aziendale?
  • Consideration: i contenuti degli advocate performano meglio di quelli corporate? L’SSI del team cresce?
  • Conversion: quanti lead, appuntamenti e candidature arrivano dai profili delle persone?
  • Advocacy: quanti advocate sono saliti di livello nella piramide V.I.B.E.?

L'autore

Leonardo Bellini è fondatore di LinkedInForBusiness.it e di DML – Digital Marketing Lab Srl, con sede a Milano. LinkedIn Strategist, trainer e consulente, lavora da oltre vent’anni nel marketing digitale e insegna Social Media Marketing allo IULM, all’Università Cattolica del Sacro Cuore, al Politecnico di Milano e all’Università di Udine.

Ha pubblicato quattro libri su LinkedIn con Dario Flaccovio Editore e accompagna aziende e professionisti nella costruzione della loro presenza su LinkedIn dal 2013. I Canvas nascono dai progetti seguiti in questi anni e sono distribuiti con licenza Creative Commons.

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