Una Pagina aziendale che pubblica senza una strategia dietro produce numeri che non significano niente: follower che non comprano, impression che non tornano in nessun report.
Il LinkedIn Marketing Canvas mette in fila le decisioni prima dei contenuti — a chi parli, con quale ecosistema, con quali formati e con quali metriche. È il modello che uso quando un’azienda mi chiede di trasformare la propria presenza su LinkedIn da presidio a canale di business.
La versione 2026 riscrive quello che nel frattempo è cambiato: il peso dei contenuti rispetto alla Pagina, le parole chiave al posto degli hashtag, e l’employee advocacy come leva di amplificazione più efficace della sponsorizzazione pura.
Per chi è questo Canvas (e per chi non lo è)
Il Canvas è pensato per chi risponde dei risultati, non solo della pubblicazione:
- L’imprenditore che vuole capire se LinkedIn può portare clienti e non solo visibilità.
- Il marketing manager o director che deve strutturare la presenza aziendale e giustificarla con dei numeri.
- Il social media manager che gestisce la Pagina e ha bisogno di un impianto, non di un calendario.
Non è il Canvas giusto se cerchi tattiche per il profilo personale: per quello c’è il Personal Branding Canvas.
I nove blocchi
Il modello si articola in sette blocchi numerati, più le due fasce in fondo che trasformano lo schema in un’abitudine e in una misurazione.
- Definisci gli obiettivi di marketing. Cinque obiettivi possibili, e la regola di sceglierne uno per volta. Senza questo passaggio tutto il resto diventa opinione.
- Identifica il profilo del cliente ideale. Il profilo del cliente ideale: da chi lo ricavi e come lo verifichi, prima di scrivere una riga.
- Costruisci l’ecosistema su LinkedIn. La presenza corporate non è solo la Pagina: sono Pagine vetrina, profili delle persone, newsletter, e soprattutto chi risponde di che cosa.
- Ottimizza la Pagina aziendale. Il blocco più lungo, perché la Pagina è la landing page dell’azienda: identità, contenuti fissi, parole chiave e i modi per farla trovare.
- Crea il piano di content marketing. I quattro cluster su cui ruota il piano editoriale, i formati e la regola dei pochi temi ripetuti nel tempo.
- Amplifica: advocacy e sponsorizzazioni. Dove il Canvas 2026 si stacca dal precedente: la rete delle persone supera quella della Pagina, e la sponsorizzazione parte dai dati organici.
- Misura in base agli obiettivi. Tre livelli di misurazione — Pagina, persone, business — perché guardare solo il primo è il modo più rapido per non capire cosa funziona.
- Azioni: la LinkedIn Marketing Routine. Sei verbi che descrivono il lavoro ricorrente, quello che va fatto ogni settimana perché il modello produca qualcosa.
- Risultati: metriche e KPI. Le domande da porsi sui quattro stadi — awareness, consideration, conversion, advocacy — formulate come domande e non come soglie.
La routine e le metriche
In fondo al Canvas ci sono due fasce. La prima è la routine: sei verbi che dicono che cosa fare ogni settimana, perché un modello che resta sul foglio non serve a niente.
- Audit: monitora visitatori e follower della Pagina aziendale
- Educate: condividi insight di settore e contenuti di terze parti
- Publish: pubblica contenuti originali sui tuoi temi guida
- Engage: rispondi ai commenti, interagisci con i follower
- Promote: sponsorizza i contenuti che hanno già funzionato in organico
- Measure: qualità e quantità dei visitatori, efficacia dei contenuti
La seconda fascia sono le metriche, organizzate sui quattro stadi del percorso. Sono formulate come domande di proposito: una soglia buona per un’azienda è pessima per un’altra, una domanda ben posta vale per entrambe.
- Awareness: quante persone hanno visitato la Pagina? Stai attirando i follower giusti?
- Consideration: i tuoi contenuti sono apprezzati? Qual è il tasso di engagement?
- Conversion: quanti follower hai convertito in contatti, preventivi e clienti? Quante candidature?
- Advocacy: quanti dipendenti condividono e quanta reach aggiungono alla Pagina?
L'autore
Leonardo Bellini è fondatore di LinkedInForBusiness.it e di DML – Digital Marketing Lab Srl, con sede a Milano. LinkedIn Strategist, trainer e consulente, lavora da oltre vent’anni nel marketing digitale e insegna Social Media Marketing allo IULM, all’Università Cattolica del Sacro Cuore, al Politecnico di Milano e all’Università di Udine.
Ha pubblicato quattro libri su LinkedIn con Dario Flaccovio Editore e accompagna aziende e professionisti nella costruzione della loro presenza su LinkedIn dal 2013. I Canvas nascono dai progetti seguiti in questi anni e sono distribuiti con licenza Creative Commons.
Gli altri Canvas
Sei Canvas, uno per ogni pezzo del lavoro su LinkedIn. Sono costruiti sullo stesso schema, così chi ne usa uno sa già leggere gli altri.
- LinkedIn Marketing Canvas (sei qui) — Nove blocchi per trasformare la presenza aziendale su LinkedIn in un asset di business: obiettivi, cliente ideale, ecosistema, Pagina, contenuti, amplificazione e metriche.
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