Le competenze sembrano la sezione più meccanica del profilo: si spuntano da un elenco, si accumulano, nessuno ci pensa troppo. In realtà sono uno dei tre campi che pesano di più nella ricerca interna di LinkedIn, insieme al sommario e ai titoli delle esperienze.
Il che significa che qui non si tratta di descriversi, ma di farsi trovare. E le due cose richiedono criteri diversi.
Quante competenze si possono inserire, e quante contano
Si possono aggiungere fino a 50 competenze. Ne contano, in pratica, tre: quelle che compaiono in cima e che si vedono senza cliccare «mostra tutte».
È la prima decisione da prendere, ed è una decisione di posizionamento, non un elenco: quali sono le tre cose per cui vuoi essere cercato? Tutto il resto è contorno utile ma secondario.
Il secondo criterio è la lingua. Scegli i termini con cui si esprime il mercato, non quelli con cui si esprime il tuo settore internamente. Se il mestiere si chiama «demand generation» ma i tuoi clienti cercano «lead generation», la competenza va scritta come la cercano loro — e volendo si possono tenere entrambe.
Collegare le competenze alle esperienze
È la funzione che quasi nessuno usa e che LinkedIn valorizza: per ogni competenza puoi indicare in quale esperienza l’hai usata e, se hai pubblicato contenuti su quel tema, associarli.
Serve a due cose. La prima è la credibilità: una competenza collegata a un ruolo reale è un’affermazione documentata, non una casella spuntata. La seconda è la coerenza interna del profilo: le competenze che compaiono in cima dovrebbero rispecchiare quello che dicono il sommario e la sezione Informazioni. Quando le tre parti dicono cose diverse, il profilo diventa confuso senza che si riesca a dire perché.
Che cosa togliere
Fare pulizia rende più delle aggiunte. Tre categorie da rimuovere senza rimpianti.
- Le competenze generiche. «Microsoft Office», «Team work», «Problem solving». Non selezionano nessuno — le hanno tutti — e occupano lo spazio visibile.
- Le competenze scollegate dal ruolo attuale. Se dieci anni fa facevi tutt’altro, quelle skill raccontano un’altra persona.
- Le competenze che non vuoi più vendere. Capita spesso ai consulenti: continuano a ricevere richieste sul lavoro che facevano prima, perché il profilo lo dichiara ancora.
Un elenco di cinquanta competenze non dice nulla; dieci pertinenti dicono tutto.
Le conferme: quanto valgono davvero
Le conferme — le persone che confermano che hai una certa competenza — sono probabilmente l’elemento più sopravvalutato del profilo. Vanno lette per quello che sono: un segnale di plausibilità in aggregato, non una certificazione.
Trenta conferme su una competenza dicono a chi legge che quella cosa è verosimile. Non dicono che sei bravo, e nessuno le legge come se lo dicessero.
Da qui due conseguenze pratiche. La prima: non vale la pena costruirci sopra una strategia di scambi, perché il ritorno è basso e la reciprocità meccanica si riconosce. La seconda: quando ha senso chiederle, chiedile a chi ha lavorato con te su quella competenza specifica, e chiedine poche. Cinque conferme da persone del tuo settore valgono più di quaranta da contatti che non ti hanno mai visto lavorare.
Se cerchi una prova vera, la sezione giusta non è questa: sono le referenze, cioè i testi che gli altri scrivono su di te. Sono l’unica parte del profilo che non hai scritto tu.
Prima e dopo
Prima. Quarantadue competenze in ordine casuale, con «Team Work», «Microsoft Office» e «Comunicazione» in cima perché sono quelle che hanno raccolto più conferme dieci anni fa. Nessun termine del settore in evidenza.
Dopo. Dodici competenze, con «LinkedIn Marketing», «Social Selling» e «Personal Branding» in prima posizione, ciascuna collegata all’esperienza in cui è stata usata e confermata da clienti e colleghi del settore.
Gli errori più comuni
- Cinquanta competenze scollegate. Il profilo sembra un elenco di parole, non una persona con un mestiere.
- Le tre in evidenza lasciate al caso. Sono le uniche che quasi tutti vedono: decidere di non deciderle è la scelta peggiore.
- Skill generiche in cima. Occupano lo spazio più prezioso senza selezionare nessuno.
- Nessuna conferma. Non è grave, ma un profilo con competenze tutte a zero comunica isolamento.
- Il disallineamento con il ruolo attuale. Chi legge trova due versioni della stessa persona.
- Non rivederle mai. Le competenze invecchiano insieme al mestiere.
La checklist
- Le tre competenze in evidenza sono quelle per cui vuoi essere cercato.
- I termini sono quelli del mercato, non del gergo interno.
- Ogni competenza principale è collegata a un’esperienza.
- Coerenza con sommario e sezione Informazioni.
- Nessuna competenza generica nelle prime posizioni.
- Elenco snellito: poche e pertinenti.
- Conferme richieste a chi ti ha visto lavorare su quel tema.
Le tre mosse, in ordine
Uno: scegli le tre competenze da mettere in evidenza come se stessi scegliendo l’insegna. Due: collegale alle esperienze e allineale a sommario e Informazioni. Tre: elimina il generico e chiedi qualche conferma mirata a chi ti conosce sul campo.
Le competenze sono una delle nove sezioni che compongono un profilo efficace. Il quadro d’insieme — copertina, foto, sommario, URL personalizzato, sezione Informazioni, esperienze, referenze e Open to work — è in Profilo LinkedIn: la guida completa per ottimizzarlo.


