Sommario LinkedIn (headline): cosa scrivere e come ottimizzarlo

I 220 caratteri più letti del profilo: le tre formule che funzionano, gli errori più comuni e come metterci le parole con cui ti cercano.
Sommario LinkedIn (headline): cosa scrivere e come ottimizzarlo

Il sommario è la riga che compare sotto il tuo nome. In italiano LinkedIn lo ha chiamato in tre modi diversi negli anni — qualifica, sommario, occhiello — e in inglese si chiama headline: è la stessa cosa, e conviene saperlo perché il nome cambia a seconda di dove leggi.

Per importanza viene subito dopo la foto, e per un motivo strutturale: ti segue ovunque. Nei risultati di ricerca, sotto ogni commento che scrivi, in ogni invito che mandi, in ogni notifica che generi. È l’unico pezzo del tuo profilo che le persone leggono prima di decidere se aprire il profilo.

Quanti caratteri ha il sommario, e quali contano davvero

Lo spazio disponibile è di 220 caratteri. Ma la parte che fa il lavoro è molto più corta: nei commenti, nelle notifiche e su schermo piccolo se ne vedono i primi 40 circa, poi il testo viene troncato.

La conseguenza pratica è una sola, ed è la regola più utile di tutte: il concetto forte va all’inizio. Se la parte che ti distingue sta in fondo, per la maggior parte dei lettori non esiste.

Perché il ruolo e l’azienda non bastano

L’impostazione predefinita è «Ruolo @ Azienda». Va benissimo per la banca dati interna di LinkedIn e malissimo per tutto il resto, perché non dice a nessuno perché dovrebbe parlarti.

«CEO @ Rossi Srl» dice che cosa sei. «Aiuto le PMI manifatturiere a ridurre i costi di produzione» dice perché qualcuno dovrebbe leggerti. È la differenza fra una targhetta e una promessa.

C’è anche una ragione tecnica: il sommario è uno dei tre campi che pesano di più nella ricerca interna di LinkedIn, insieme ai titoli delle esperienze e alle competenze. Se le parole con cui il tuo mercato ti cerca non compaiono lì, il resto del profilo può anche essere scritto benissimo.

Le tre formule che funzionano

  • Chi aiuti + a fare cosa. «Aiuto i team commerciali B2B a generare opportunità su LinkedIn». È la più chiara e la più rara. Funziona perché mette al centro il beneficio di chi legge, non la tua qualifica.
  • Ruolo + specializzazione + parole chiave. «Controllo di gestione | PMI manifatturiere | Budgeting e reportistica». Meno elegante, molto efficace nella ricerca: copre in poche parole tutti i termini con cui potrebbero cercarti.
  • Ruolo + risultato riconoscibile. «Direttore commerciale | Ho portato tre aziende dal mercato locale all’export». Utile quando hai un traguardo che parla da solo, e sconsigliato quando non ce l’hai: un numero inventato si smonta alla prima conversazione.

Le tre formule si possono mescolare. Quello che non si può fare è usare i 220 caratteri per elencare quello che sei senza mai dire a chi servi.

Come si scrive, in pratica

Il metodo più rapido è partire da tre domande e rispondere a voce, prima di scrivere.

  1. Chi voglio incontrare? Non «tutti»: un ruolo, un settore, una dimensione d’azienda.
  2. Con quali parole quella persona mi cercherebbe? Non con le tue: con le sue. Se sei un consulente di controllo di gestione e ti descrivi come «facilitatore di processi di crescita», sei invisibile, perché nessuno digita quella frase.
  3. Che cosa cambia per lei se lavora con me? È la parte che diventa la promessa.

Poi si scrive, si taglia, e si mette davanti il pezzo che conta. I separatori — la barra verticale, il punto medio, il trattino lungo — servono a scandire i concetti e rendono la riga più leggibile in mezzo agli altri risultati.

Un controllo finale utile: apri la ricerca di LinkedIn, digita i termini con cui pensi che ti cerchino e guarda chi esce. Se il tuo sommario somiglia a tutti gli altri della prima pagina, riscrivilo.

Prima e dopo

Prima. «Consulente | Formatore | Speaker». Tre parole che descrivono te e nessuna che descriva il problema di chi legge. Vale per decine di migliaia di persone.

Dopo. «Aiuto professionisti e aziende B2B a costruire autorevolezza e opportunità su LinkedIn | Trainer e autore». Si capisce chi aiuti, a fare cosa e con quale credibilità — e i termini utili alla ricerca ci sono tutti.

Gli errori più comuni

  • Lasciare l’impostazione predefinita. Butti via il testo più letto del tuo profilo.
  • Le etichette autoreferenziali. «Guru», «ninja», «appassionato di innovazione»: non informano e, nel caso delle prime due, tolgono credibilità.
  • L’elenco di aggettivi. «Dinamico, orientato ai risultati, problem solver» è la versione scritta di un curriculum del 2005.
  • Il nome dell’azienda ripetuto. L’azienda è già visibile due centimetri più sotto: usare quello spazio due volte è uno spreco.
  • Il concetto forte in fondo. Se sta oltre i primi 40 caratteri, nella maggior parte dei contesti sparisce.
  • Le emoji al posto delle parole. Una può servire a scandire, cinque rendono la riga illeggibile e non aiutano la ricerca.

La checklist

  1. C’è un beneficio per chi legge, non solo il tuo ruolo.
  2. Ci sono le parole con cui il tuo pubblico ti cerca.
  3. C’è almeno un elemento specifico: una nicchia, un dato, un risultato.
  4. Il concetto forte sta nei primi 40 caratteri.
  5. La riga si legge bene su smartphone, con separatori chiari.
  6. Non contiene parole che scriverebbero tutti.

Le tre mosse, in ordine

Uno: scegli una delle tre formule e scrivi la prima versione senza preoccuparti della lunghezza. Due: taglia fino a 220 caratteri portando davanti il pezzo che ti distingue. Tre: cerca su LinkedIn i termini del tuo mestiere e verifica di non somigliare a tutti gli altri.

Il sommario è una delle nove sezioni che compongono un profilo efficace. Il quadro d’insieme — copertina, foto, URL personalizzato, sezione Informazioni, esperienze, competenze, referenze e Open to work — è in Profilo LinkedIn: la guida completa per ottimizzarlo.

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