È il campo lungo che sta sotto l’intestazione del profilo. In italiano LinkedIn lo chiama «Informazioni», in inglese è l’About, e nella maggior parte dei profili è vuoto oppure contiene un paragrafo in terza persona che sembra un comunicato stampa.
È anche il punto in cui si decide la differenza fra un profilo che informa e uno che convince, perché è l’unico spazio in cui puoi spiegare come ragioni, e non solo che cosa hai fatto.
Quanti caratteri hai, e quanti ne vede la gente
Lo spazio disponibile è di 2.600 caratteri: molto, quasi una pagina. Ma prima del pulsante «…altro» si vedono soltanto due o tre righe, e quel pulsante lo clicca una minoranza.
Da qui la struttura di tutto il resto: le prime tre righe non sono l’introduzione, sono il contenuto principale. Vanno trattate come si tratta l’apertura di un post, cioè come la parte che deve guadagnarsi il diritto di essere continuata.
Il secondo vincolo è meno visibile ma pesa: quel testo viene letto anche dal motore di ricerca di LinkedIn. Le parole con cui il tuo mercato ti cerca devono comparirci — non ammassate, ma presenti.
La struttura che funziona
Quattro blocchi, in quest’ordine.
- Il gancio, nelle prime due o tre righe. Il problema di chi legge, una domanda che si fa, o un’affermazione che rompe un’abitudine di pensiero. Non «sono un professionista con quindici anni di esperienza»: quello lo scrivono tutti, e non dice niente a nessuno.
- Il contesto. Chi aiuti, con che approccio, che cosa fai diversamente dagli altri. Qui ci stanno anche i numeri, se ne hai di veri.
- Le prove. Risultati, tipologie di cliente, riconoscimenti, metodi che hai messo a punto. Concreto, non aggettivi. È la parte che regge il peso di tutto quello che hai promesso sopra.
- L’invito. Che cosa succede adesso: scrivimi, prenota, iscriviti, guarda questo. Con un recapito. Sembra ovvio, e quasi nessuno lo mette.
Scrivi in prima persona
La terza persona in un profilo personale suona come una biografia scritta da qualcun altro, ed è esattamente l’effetto che non vuoi: mette distanza proprio nel punto in cui stai cercando di crearne meno.
«Leonardo è un professionista con esperienza pluriennale nel settore…» è un testo che si legge in un comunicato. «Molti professionisti B2B trattano LinkedIn come un curriculum online: io li aiuto a trasformarlo nella loro principale fonte di relazioni» è un testo che si legge come una conversazione.
Il tono giusto è quello che useresti spiegando il tuo lavoro a una persona competente che non ti conosce. Né formale né confidenziale: chiaro.
Come si legge, non solo come si scrive
Un muro di testo di 2.600 caratteri non viene letto da nessuno, per quanto sia scritto bene. Tre accorgimenti bastano.
- Paragrafi corti, due o tre righe, con una riga bianca fra l’uno e l’altro. Su smartphone fa la differenza fra leggibile e illeggibile.
- Un elenco, se hai qualcosa che è davvero un elenco — i tipi di intervento, i settori in cui lavori. Uno solo: due elenchi in un testo breve lo trasformano in una scheda tecnica.
- Nessun ammasso di parole chiave in fondo. Si vede, non aiuta il posizionamento come si crede, e comunica che ci tieni più ai motori che a chi legge.
Prima e dopo
Prima. «Leonardo è un professionista con esperienza pluriennale nel settore del marketing digitale, appassionato di innovazione e orientato ai risultati.» Terza persona, nessun gancio, nessuna informazione verificabile. Potrebbe essere il profilo di chiunque.
Dopo. «Molti professionisti B2B trattano LinkedIn come un curriculum online. Io li aiuto a trasformarlo nella loro principale fonte di relazioni e di opportunità commerciali.» Le prime due righe dicono a chi ti rivolgi, che problema vedi e che cosa fai. Il resto può anche non essere letto.
Gli errori più comuni
- Lasciarla vuota. È lo spazio più grande che hai per spiegarti, e resta bianco nella metà dei profili.
- La terza persona. Suona falsa in un profilo personale.
- Il muro di testo. Anche il contenuto migliore, senza respiro, non viene letto.
- L’autocelebrazione senza prove. «Leader riconosciuto», «eccellenza», «partner strategico»: parole che chiunque può scrivere e nessuno può verificare.
- Il curriculum riscritto. Le esperienze hanno già la loro sezione. Qui serve il ragionamento che le tiene insieme.
- Nessun invito finale. Chi si è convinto arriva in fondo e non sa che cosa fare.
Un modo rapido per sbloccarsi
Se il foglio bianco è il problema, non partire scrivendo. Rispondi a voce a quattro domande e registra la risposta: chi sono le persone che vengono da me? Che cosa non funziona per loro prima che ci parliamo? Che cosa faccio io che non fanno gli altri? Che cosa cambia dopo?
Poi trascrivi e taglia. Il testo che ne esce ha già la struttura giusta, e soprattutto ha la tua voce — che è la sola cosa che un profilo non può prendere in prestito.
La checklist
- Le prime tre righe reggono da sole, prima del «…altro».
- Struttura: problema, come lo affronti, prove, invito.
- Prima persona, tono conversazionale.
- Almeno un elemento concreto e verificabile.
- Paragrafi brevi, con righe bianche.
- Le parole del tuo mestiere ci sono, senza forzature.
- In fondo c’è un invito e un recapito.
Le tre mosse, in ordine
Uno: riscrivi le prime tre righe come se fossero l’apertura di un post. Due: costruisci il resto sullo schema problema → approccio → prove → invito. Tre: spezza il testo in paragrafi corti e chiudi con un recapito.
La sezione Informazioni è una delle nove che compongono un profilo efficace. Il quadro d’insieme — copertina, foto, sommario, URL personalizzato, esperienze, competenze, referenze e Open to work — è in Profilo LinkedIn: la guida completa per ottimizzarlo.


