Il corso
Su LinkedIn non vince chi pubblica di più: vince chi pubblica cose che qualcuno stava aspettando di leggere. La differenza fra i due non è il talento, è il metodo — sapere per chi si scrive, di cosa si parla, in quale formato conviene dirlo e come si capisce se ha funzionato.
Questo corso mette in fila quelle quattro cose in una sessione operativa di circa quattro ore. Si parte dagli obiettivi e dal pubblico, si costruisce un piano editoriale sostenibile, si entra nell’anatomia dei formati — testo, immagine, carosello, video, articolo — e si chiude con 360 Brew, il modello di intelligenza artificiale con cui LinkedIn decide oggi che cosa mostrare a chi, e con le metriche che dicono davvero qualcosa.
L’intelligenza artificiale attraversa tutte le fasi, ma con un ruolo preciso: non scrive i post al posto tuo. Ti aiuta ad analizzare il pubblico, a trovare gli angoli di racconto, ad adattare uno stesso contenuto a formati diversi e a leggere i dati delle performance. La voce, il punto di vista e gli esempi restano tuoi — ed è esattamente quello che rende un contenuto riconoscibile.
Che cosa otterrai
- Un piano editoriale che regge: i tuoi macro-temi, la frequenza sostenibile e un calendario che non dipende dall’ispirazione del momento.
- Il tuo lettore ideale a fuoco: chi vuoi raggiungere, quali domande si fa, quali contenuti gli servono davvero.
- La padronanza dei formati: quando conviene un post di testo, quando un carosello, quando un video, quando un articolo lungo — e come si costruisce ciascuno.
- Un metodo per produrre più in fretta: una libreria di prompt e un flusso di lavoro con l’AI per passare dall’idea alla bozza in pochi minuti, mantenendo la tua voce.
- La logica di 360 Brew, il nuovo algoritmo di LinkedIn: che cosa premia davvero oggi la distribuzione dei contenuti e quali abitudini la penalizzano, senza scorciatoie e senza trucchi.
- Le metriche che contano: come leggere reach, engagement e People Analytics per capire chi ti sta leggendo davvero e correggere la rotta.
A chi è rivolto
È un corso operativo, pensato per chi pubblica in prima persona e vuole smettere di improvvisare:
- Liberi professionisti e consulenti che vogliono farsi trovare per un tema, non per un elenco di servizi.
- Imprenditori e solopreneur che sono il volto della propria azienda e non hanno una redazione alle spalle.
- Manager e specialisti che vogliono costruire autorevolezza sul proprio ambito di competenza.
- Chi pubblica già ma senza continuità e cerca un sistema che funzioni anche nelle settimane piene.
Non serve alcuna esperienza con l’intelligenza artificiale: gli strumenti si vedono in aula, con esempi applicati ai tuoi contenuti. Serve solo un profilo LinkedIn attivo e qualcosa da raccontare.
Il programma
Quattro blocchi da circa un’ora, alternando spiegazione, esempi ed esercizio pratico. In ogni blocco l’AI entra con un compito specifico, non come tuttofare.
| Blocco | Che cosa si fa | Dove entra l’AI |
|---|---|---|
| 1. Perché pubblicare Obiettivi e pubblico |
Chiarire l’obiettivo della tua presenza (autorevolezza, relazioni, opportunità) e mettere a fuoco il lettore ideale: ruolo, problemi, domande ricorrenti, linguaggio. | Analisi del pubblico a partire dai profili reali della tua rete: bisogni, obiezioni e temi di interesse ricostruiti dai dati pubblici, non dalle supposizioni. |
| 2. Cosa pubblicare Temi, fonti e piano editoriale |
Individuare i macro-temi su cui vuoi essere riconoscibile, classificare i contenuti che hai già, scegliere le fonti per la content curation e costruire il calendario editoriale. | Generazione di angoli di racconto a partire da un tema, riuso dei materiali esistenti (slide, articoli, webinar) e monitoraggio delle fonti da cui attingere. |
| 3. Come pubblicare Formati e anatomia del post |
Differenze fra post e articolo; panoramica dei formati (testo, immagine, carosello, video, link); anatomia di un post ad alto coinvolgimento: gancio, corpo, chiusura, invito alla conversazione. | Supporto operativo alla produzione: varianti del gancio, adattamento dello stesso contenuto a formati diversi, bozze di carosello e di script video da rifinire con la tua voce. |
| 4. Quanto funziona 360 Brew, distribuzione e misurazione |
Quanto spesso e quando pubblicare; come funziona 360 Brew, il nuovo algoritmo di LinkedIn, e quali scelte editoriali lo assecondano; la modalità Creator e quando conviene attivarla; People Analytics e lettura dei risultati. | Misurazione: analisi dei tuoi contenuti passati per capire che cosa ha funzionato e perché, sintesi dei dati di reach e interazione, indicazioni su cosa correggere nel piano. |
360 Brew: il nuovo algoritmo di LinkedIn
LinkedIn ha sostituito le migliaia di modelli di ranking specializzati che governavano il feed con un unico sistema di intelligenza artificiale: 360 Brew, un modello linguistico di grandi dimensioni addestrato sui dati di una rete professionale. Non è un aggiustamento dell’algoritmo, è un cambio di paradigma: prima il feed cercava corrispondenze fra parole chiave e interessi dichiarati, oggi legge i contenuti come farebbe una persona competente e giudica se hanno davvero qualcosa da dire.
Come funziona, in due fasi. Nella prima il sistema restringe milioni di contenuti a poche centinaia di candidati, sulla base della tua rete e dei tuoi comportamenti passati: questa parte non è cambiata. Nella seconda entra 360 Brew, che legge il testo di ogni contenuto candidato e stima quanto è rilevante per quella specifica persona, valutando quattro cose insieme:
- chi scrive — se il tema del post corrisponde all’expertise che il profilo dichiara;
- chi legge — i temi con cui quella persona interagisce davvero, non quelli che dice di seguire;
- che cosa dice il contenuto — aziende, framework, dati e concetti citati, chiarezza del tema, sostanza reale;
- come reagiscono le persone — se leggono o scorrono via, se i commenti sono ragionati o monosillabici, se qualcuno salva.
Come assecondarlo. In aula questo si traduce in regole editoriali concrete, non in trucchi:
- Il profilo è diventato parte dell’algoritmo. Se headline e sezione Informazioni dicono una cosa e i tuoi post ne raccontano un’altra, il sistema fatica a classificarti e la distribuzione ne risente. Dichiara due o tre temi e tieni lì la larga maggioranza dei contenuti.
- Il tema deve essere chiaro nelle prime due righe. I modelli linguistici pesano molto di più l’apertura: un gancio con entità concrete — un’azienda, un dato, un framework, uno scenario riconoscibile — vale più di un’apertura introspettiva.
- Salvataggi e commenti profondi valgono più dei like. Si scrive per far tornare qualcuno sul post la settimana dopo: framework applicati, checklist annotate, letture non ovvie di un dato, posizioni argomentate.
- La domanda finale va resa specifica. “Che ne pensi?” non genera nulla; una domanda su cui il lettore ha un’esperienza da raccontare genera commenti che alimentano la distribuzione.
- Conta il tempo di lettura, non il formato in sé. Nessun formato è premiato a priori: i caroselli oggi trattengono più attenzione dei video perché vengono completati più spesso. Si sceglie il formato in base a quanto il contenuto merita di essere letto fino in fondo.
- Un post non muore dopo un’ora. L’attività che arriva nei giorni successivi conta, e i contenuti buoni ottengono una seconda vita nei feed suggeriti: vale la pena presidiare i commenti anche a distanza di giorni.
- La coerenza batte la frequenza. Un contenuto solido a settimana, sullo stesso perimetro tematico, costruisce più autorevolezza di sette post mediocri e sparsi.
Le analisi indipendenti sui primi mesi di 360 Brew — fra cui quella di AuthoredUp su un campione di oltre tre milioni di post — confermano lo spostamento del peso dalle reazioni superficiali ai segnali di attenzione reale: salvataggi, profondità dei commenti, tempo speso sul contenuto.
I cinque pilastri editoriali
Il piano editoriale che costruisci in aula si appoggia su cinque pilastri: ogni contenuto ne presidia uno solo, e l’equilibrio fra i cinque è quello che rende una presenza credibile invece che ripetitiva.
- Educational — how-to, framework, concetti spiegati con chiarezza: è il pilastro che costruisce autorevolezza.
- Insight & trend — novità, dati e cambiamenti del tuo settore, sempre con la tua interpretazione e non come semplice notizia.
- Operativo — checklist, template, routine, strumenti: il contenuto che le persone salvano perché serve subito.
- Case study — storie di progetti e risultati reali, che riducono le obiezioni meglio di qualsiasi autopresentazione.
- Punto di vista — posizioni argomentate sui temi controversi del tuo mestiere: è il pilastro che genera conversazione e ti distingue.
Le esercitazioni
Si lavora sui tuoi contenuti, non su casi di scuola. Ogni esercizio produce qualcosa che puoi usare il giorno dopo:
- Crea un post da zero: dal tema al gancio, dal corpo alla chiusura, con revisione in aula.
- Crea un carosello: come si spezza un ragionamento in slide, quante ne servono, che cosa va sulla prima e che cosa sull’ultima — il formato che oggi trattiene più attenzione.
- Crea un lead magnet post: il contenuto che offre una risorsa scaricabile — checklist, template, guida — e trasforma i lettori interessati in contatti, senza suonare come una pubblicità.
- Scegli un tema, leggi e commenta un post altrui: il commento è il contenuto più sottovalutato di LinkedIn ed è il modo più rapido per farsi notare da chi conta.
Il ruolo dell’intelligenza artificiale
Nel corso l’AI viene usata in tre momenti distinti, con aspettative diverse per ciascuno.
- Nella strategia — per analizzare il pubblico, mettere a fuoco i temi su cui hai qualcosa di tuo da dire e distribuirli su un calendario che tiene conto del tempo che hai davvero.
- Nel supporto operativo — per passare dall’idea alla bozza in fretta e per declinare lo stesso contenuto nei formati editoriali che funzionano: post di testo, carosello, immagine, video breve, articolo.
- Nella misurazione — per rileggere i dati dei tuoi contenuti, riconoscere i pattern che si ripetono e trasformarli in decisioni sul piano editoriale del mese successivo.
Quello che l’AI non fa è avere un punto di vista. E con un algoritmo che legge i contenuti per capirne la sostanza, la mediocrità indistinguibile è il rischio più concreto: tanti post corretti che nessuno salva e nessuno ricorda. In aula si lavora proprio sul confine — dove delegare e dove invece la tua esperienza è l’unico ingrediente che conta.
Durata e modalità
Durata: circa quattro ore, in quattro blocchi da un’ora con esercitazioni pratiche.
Modalità: due versioni a scelta — online, in diretta, con materiali ed esercizi condivisi durante la sessione, oppure in presenza, in una mezza giornata d’aula presso la tua sede o in una sede concordata.
Serve: un computer, un profilo LinkedIn attivo e la disponibilità a pubblicare durante il corso. Non è richiesta alcuna esperienza pregressa con gli strumenti di intelligenza artificiale.
Materiali inclusi: slide, template di calendario editoriale, checklist dei formati e la libreria di prompt usata in aula.
Il docente
Leonardo Bellini, fiorentino di nascita e milanese d’adozione, si occupa di internet e comunicazione dal 1994. Ingegnere elettronico, con un Executive MBA al MIP — Politecnico di Milano, ha lavorato per quindici anni in aziende del settore internet e telecomunicazioni (Italtel, Omnitel, Vodafone, Matrix, Telecom Italia) occupandosi di marketing, sviluppo prodotti e business development.
Nel 2011 ha fondato DML — Digital Marketing Lab, che si ispira al modello dell’antica bottega fiorentina. Dal 2018 è professore a contratto all’Università Cattolica del Sacro Cuore, dove insegna nel Master in Comunicazione, Digital Marketing e Pubblicità Interattiva, e dal 2011 è docente in master di business school (IULM, LUISS, UPA) e università pubbliche (Milano-Bicocca, Udine).
Ha pubblicato oltre dieci libri su marketing digitale, social media e comunicazione online per editori come Hoepli, Lupetti, Bancaria Editrice e Dario Flaccovio; gli ultimi quattro sono dedicati a LinkedIn per il business, dal social selling al personal branding fino alla pubblicità. Ha condotto percorsi di formazione per manager e team di ENI, KPMG, Unipol, SACMI, 3M Italia, Roche Italia, Heineken e Legrand.
Metodo, non improvvisazione: quello che insegna in aula è lo stesso sistema che usa ogni settimana sul proprio profilo.
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- LinkedIn Profile Strategy con AI — l’ottimizzazione del profilo con i prompt: analisi del profilo con l’AI, headline, sezione Informazioni, parole chiave e gli errori da evitare. Il complemento naturale di questo corso: prima il profilo, poi i contenuti.
- LinkedIn Outreach Strategy con AI — il processo di contatto in cinque passi: buyer personas, analisi dei profili, messaggi personalizzati e follow-up, con la libreria di prompt per ogni fase. Utile quando i contenuti cominciano a portarti le persone giuste.
- LinkedIn Profile Strategy con AI — edizione precedente — con le reader personas, la personalizzazione dell’immagine di sfondo e la costruzione del calendario editoriale.